Il suggeritore – Donato Carrisi

Il suggeritore - Donato CarrisiVoto: 6

Titolo: Il suggeritore

Autore: Donato Carrisi

Genere: Thriller

Editore: Longanesi, 2009

Consigliato: NO

 

TRAMA ORIGINALE

Qualcosa di sconvolgente è successo, qualcosa che richiede tutta l’abilità degli agenti della Squadra Speciale guidata dal criminologo Goran Gavila. Il loro è un nemico che sa assumere molte sembianze, che li mette costantemente alla prova in un’indagine in cui ogni male svelato porta con sé un messaggio. Ma, soprattutto, li costringe ad affacciarsi nel buio che ciascuno si porta dentro. È un gioco di incubi abilmente celati, una continua sfida. Sarà con l’arrivo di Mila Vasquez, un’investigatrice specializzata nella caccia alle persone scomparse, che gli inganni sembreranno cadere uno dopo l’altro, grazie anche al legame speciale che comincia a formarsi fra lei e il dottor Gavila. Ma un disegno oscuro è in atto, e ogni volta che la Squadra sembra riuscire a dare un nome al male, ne scopre un altro ancora più profondo.

Premio Bancarella nel 2009, Il suggeritore è il romanzo d’esordio dell’autore pugliese Donato Carrisi. Ne avevo sentito parlare parecchio ed avevo alte aspettative. Purtroppo devo dire che non consiglierei questo libro a nessuno. Perché? Perché scritto male? O perché la trama è banale o sviluppata male? Oppure perché i personaggi sono piatti e sterotipati? No, no, no e ancora no. Si tratta di un romanzo ben scritto e sviluppato in maniera tutt’altro che banale ma, ciononostante, non lo consiglierei. Andiamo con ordine.

All’inizio il ritmo della narrazione è piuttosto basso, almeno fino al ritrovamento del cimitero di braccia, poi subisce un’impennata, anche grazie al susseguirsi degli eventi. Nel complesso il romanzo è scorrevole, il pathos è sempre piuttosto alto e non mi ha mai annoiato. Personalmente non ho condiviso la scelta dell’ambientazione in un luogo non specificato e meno che meno la scelta di affidarsi ad una medium per dare una svolta decisiva alle indagini. Trovo che stoni decisamente con il taglio del romanzo, che per certi versi mi ha ricordato alcuni autori americani per stile e dettagli tecnici (che ho molto apprezzato, si vede che l’autore ha studiato criminologia). I personaggi principali sono ben descritti, con il giusto livello di approfondimento psicologico, sufficiente a creare empatia, e verosimili.

Pur non volendo fare spoiler sulla trama e sui numerosi colpi di scena, devo dire che un paio di passaggi sono piuttosto azzardati: come faceva il serial killer a sapere che proprio l’agente Mila Vasquez sarebbe stata chiamata ad aiutare la squadra speciale? Come ha fatto ad organizzare il suo disegno molti mesi prima non potendo sapere che si sarebbero poi incontrati? Anche se mi ha fatto un po’ storcere il naso, non sono certo questi dettagli che mi spingono a non voler consigliare la lettura di questo romanzo.

Mi è piaciuta l’idea che un delitto ne nascondesse un altro, che ad un male ne seguissero altri. Analizzando questo aspetto solo dal punto di vista della trama, devo riconoscere che la arricchisce e rende il thriller incalzante. Ma, a mio modo di vedere, l’autore ha portato il livello troppo oltre. Troppo l’orrore, troppo efferati i delitti che si scoprono via via. Alla fine ne sono risultato emotivamente stremato. Alcuni delitti, che sono descritti con maestria, mi hanno fatto male al cuore. La trama può stare in piedi anche su un unico delitto, mentre qui dobbiamo fare i conti con bambine uccise e con molti altri delitti, alcuni anche difficilmente concepibili per efferatezza e crudeltà.

È questo il motivo per cui non mi sento di consigliarlo: è un romanzo che fa male all’anima, perché esaspera fino al parossismo il fascino del male.

 

 

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